In queste due settimane durante le quali non ho scritto sono successe un sacco di cose, soprattutto in ambito ospedaliero, ma non solo.
. Mi domando se non glial'abbiano rifiutata direttamente al check-in. 
Settimana scorsa mentre andavo alla Kaknästornet, in autobus, mi sono accorta di non avere più al mio cellulare il pom-pon sofficioso che vi era attaccato. Ho costretto le ragazze portoghesi che erano con me a setacciare (inutilmente, perchè era affollatissimo) il pavimento del mezzo, ma alla fine mi sono dovuta rassegnare alla perdita quando sono infine scesa alla fermata
. Ero sicura di averlo fino a poco prima di salire sul bus perchè avevo da poco guardato le ore (il mio cronografo ha deciso di esalare l'ultimo respiro qualche settimana fa
). Non ho perso tempo e, al negozio della torre, ho comprato un sostituto molto turistico: una fila di dadini brillantinosi che formano la scritta Stockholm. Tuttavia oggi l'imprevedibile. Torno a casa affamata, apro la porta dell'ascensore a una ragazza che sale con me e... cosa vedo appoggiato sulla ringhierina interna? "What the hell is... oh my goodness, this happens to be mine!". Un coso informe e zuppo che riconosco essere il mio pom-pon!!! Ma da dove cappero saltava fuori? E perchè era zuppo, che oggi non ha nemmeno piovuto? Ho pensato alla lavanderia... Oppure era nascosto sotto la neve che oggi si è sciolta, essendo salita la temperatura? Incredibile, dopo una settimana qualcuno l'ha messo lì per me! Devo dire che dopo il mio trattamento a base di shampoo e phon è tornato in condizioni quasi dignitose, ma è un po' acciaccato. Sì, è vero: mi innamoro sempre delle scematine!!!
Se no non starei a phonare un pom-pon quando ho tanto altro da fare (tipo chiudere le tende così quel pirla che abita di fronte a me la smette di guardarmi)
.
Spero che questa domenica riusciremo a bissare la bell'idea che ha avuto Irina settimana scorsa: ha mandato un sms per invitare un po' di gente del nostro corso di chirurgia a fare colazione nel suo corridoio. Ci siamo ritrovati chi già bell'e vestito di tutto punto e chi appena rotolato giù dal letto e ancora in pigiama
. Il tavolo era strapieno di vivande perchè tutti abbiamo portato qualcosa anche per gli altri... in verità abbiamo dovuto unire due tavoli se no non ci saremmo stati! Comunque la compagnia è stata così
allegra e i discorsi così interessanti e simpatici che la nostra breakfast si è tramutata in un brunch: siamo rimasti a tavola dalle undici di mattina alle tre del pomeriggio!!! Inutile dire che non abbiamo pasteggiato solo a latte e cereali ma si andava dal salame, al formaggio, dal gelato, al dulce de leche... Nessuno di noi ha però avuto il coraggio di mangiare il Kaviar, che gli Svedesi si sparano anche a colazione spalmato sulle tartine.
(o di quello che ne rimaneva). I risultati sono stati questi: oh, mi piacerebbe andare a *** (e qui inserire il nome di un museo, di un'attività ricreativa, di un centro commerciale), ma invece vado a studiare, vado a far la spesa alla LIDL, vado a scrivere l'EBM project, oddio-domani-è-lunedì:me-ne-torno-a-letto. Non c'è nulla da fare: gli studenti di medicina sono uguali ovunque... troppo pessimi!
Come si vede che mi piace il cibo svedese! Settimana scorsa Lisa ha passato un esame e, dato che aveva il pomeriggio libero, ha deciso di mettere alla prova la ricetta segreta di sua nonna per fare i bullar. Ne ha riempito due teglie: una teglia di vanilj bullar a un'altra di kanell bullar, cioè bullar alla vaniglia e altri alla cannella. Intanto la cucina e tutto il corridoio erano profumatissimi, ma poi... che buoni!!! Sono usciti morbidissimi. Mentre li
mangiavamo con the o caffè è arrivato Jean, tutto trafelato e visibilmente confuso, chiedendo: "What time is it?!", e noi: "It's fika time!!!". Lui, stranamente, invece di ridere è cascato ancora di più nella preoccupazione, alchè Lissette ha rincarato la dose: "Ma qui o in Cile? Guarda che in Cile sono cinque ore
indietro, ora è mattina!". Lui ancora: "Ma no, ma l'ora... non è cambiata? Cioè, doveva cambiare..." Insomma, si è confuso con il prossimo weekend che ci sarà il passaggio d'ora. La cosa bella è che gli è venuto il dubbio di essere fuori orario a metà pomeriggio... Su una cosa siamo tutti d'accordo: Jean a volte è un cartone animato!
a Gamla Stan martedì notte... E' inutile, ho il sangue della turista... in un'ampolla sulla scrivania!
dalla mente del paziente il valore che possono avere le cose, che riprendono vita anche dopo che gli altri le avevano condannate a una lenta morte in discarica o a una rapida trasformazione al riciclo.| 301 | Hanna |
| 302 | Lissette |
| 303 | Bixente |
| 304 | Marcus |
| 305 | David |
| 306 | Annalisa |
| 307 | Abdulraheim |
| 308 | Jean |
| 309 | Io, ci sono io! |
| 310 | Johan |
| 311 | Lisa |

costume da donnina-Cif con le Crocs tattiche ai piedi e ho iniziato a lottare contro i nemici dell'igiene. Finita la battaglia ho appeso pure un biglietto con la preghiera di tenere pulita e ordinata la cucina. Manco a dirlo, mezz'ora dopo, tornata nel locale a fare uno spuntino, ho ritrovato dei rimasugli macroscopici di formaggio su uno dei piani di lavoro... e so benissimo chi ne è l'autore. La cosa triste è che qui sono già tutti arrabbiati con questa persona la quale però ha ammesso candidamente che a casa sua c'era la mamma che gli stava appresso.
Mentre uscivo dall'ufficio chi mi trovo davanti? Dalmar! Il ragazzo che verrà nel secondo semestre a fare pure lui l'Erasmus qui. Già che si trovava in vacanza ne ha approfittato per fare un salto sul campo, tanto per vedere com'è il posto... Oppure la cosa si può leggere in un altro modo: già che sarebbe dovuto venire a Stoccolma in Erasmus e avrebbe preferito pianificare e portarsi avanti, ha scelto di fare una vacanza proprio in questa città.
Insomma c'era lui e sua madre, una simpatica ginecologa entusiasta ed emozionata di essere al KI, tanto che ha voluto commemorare anche l'acquisizione della mia KI kortet con una foto. Appena mi manderanno le foto le pubblicherò qui.
Successivamente siamo stati al Solna Centrum dove, gli unici due Italiani che ho incontrato da quando sono arrivata qui, mi hanno offerto gentilmente il pranzo ad un ristorante giapponese... che più che un ristorante pareva un fast food perchè bisognava andare a prendersi da soli l'acqua e pagare le pietanze prima di averle consumate. L'unica cosa che non mi ha fatto impazzire sono stati gli uramaki: intanto avevano troppo poco sesamo all'esterno e poi il sapore era troppo pasticciato.
Mi sono trovata piegata in due a ridere che a momenti cadevo sul pavimento. Ecco, anche nel raccontarlo a Lisa stavo per cascare con la testa nel piatto! E Bixente mi ha anche accusato di essere il capo degli scarafaggi che si nascondono al buio in cucina