Tuttavia, di ragguardevole, è che se ora si sceglie di fare una passeggiata pomeridiana, ci si trova immersi nella notte
giò poco dopo le tre, quindi risulta una passeggiata serale.
Sono stata anche a vedere la pista di pattinaggio a Kungsträgården, prima di andare in chiesa. Ci sono delle specie di casette a cono dove cambiarsi le scarpe e mettersi i pattini, che carine! Per il resto la pista è piccolina e si continua a girare intorno a uno dei monumenti del parco. In chiesa sono stata raggiunta da Bixente che, alla fine, era così entusiasta che mi ha invitato fuori a cena. Dove mi ha portato? A Gamla Stan, in un ristorante... italiano! Nooo!!!
Oggi ho preso un freddo micidiale perchè mi sono attardata a chiacchierare all'aperto mentre è iniziato a scendere un misto di acqua e neve... ed ovviamente ero troppo impegnata nella conversazione per anche solo pensare di aprire l'ombrello.
Oggi niente attività nosocomiali per me: ho già la mente proiettata al week end di studio che mi aspetta (ma con qualche puntata obbligatoria in centro) e alla prossima settimana, che
inizio chirurgia colorettale... un nome, un programma. E programmo di divertirmi molto! Speriamo di ri-incontrare Björn, che l'ho visto di recente in ascensore e m'ha detto che mi aspetta... Ah, che cornice romantica quella del colon!
Almeno è terminata la settimana esterna, che mi stava indispettendo per via di certi personaggi presenti a
Sesam City. A proposito: ho fatto le foto! Qua ne posto solo un esempio, tanto per far capire l'atmosfera accogliente degli ambulatori svedesi, che sono tutti nello stesso stile. Da Sesam City mi porto via un bel ricordo, comunque: quello delle infermiere davvero gentili e simpatiche e del pane di Lucia, che è una specie di pagnotta dolce, variante delle più classiche Lussebulle, le briochine allo zafferano e uvette che si fanno per il giorno di Santa Lucia.
Oggi è stato il primo giorno della mia "settimana esterna" ed io sono stata accettata alla drop in clinic di Sesam City (Sex- och samlevnads-mottagningar= Sesam; centro per le malattie sessualmente trasmesse), nel centro di Stoccolma, in Sveavägen. E' il corrispondente dell'ambulatorio che frequento a Firenze solo che, nemmeno a dirlo, dieci volte meglio. L'ambiente è carinissimo, confortevole, luminoso ed accogliente. Le stanze sono ben arredate, fornite ed ordinate. Si fa un primo triage dei pazienti facendo solo compilare un modulo e poi questi vengono chiamati (il numerino magico si accende sul tabellone elettronico) a fare una veloce intervista con l'infermiera alla reception. Oggi sono stata con Ewa (infermiera ostetrica) una mezz'oretta a fare il triage e a farmi spiegare come vengono suddivisi i pazienti. La cosa buffa era che oltre la parete e la porta a vetri scorrevole, la gente stava lì a osservarci invece di accomodarsi nella comoda sala d'aspetto (acquario-effect)
. I pazienti vengono allora suddivisi in base ai sintomi dichiarati e vengono mandati chi dal
venereologo, chi dal ginecologo e chi da infermieri specializzati che possono prendersi cura di chi torna per un follow up o per qualcosa che non richiede una visita approfondita. Qua in Svezia gli infermieri sono molto preparati e spesso sostituiscono il medico, per esempio durante lo svolgimento di un'anestesia senza complicazioni. Sesam City ha circa un centinaio di pazienti al giorno e solo il 20% circa viene visitato da un medico. Manco a dirlo io sono nell'ambulatorio di venereologia e, nonostante i pazienti siano tutti maschi, nessuno mi ha cacciato fuori dalla stanza (come mi è già successo in Italia). Anzi, qualcuno mi ha fatto anche i complimenti per come non l'ho "maltrattato"
. Infatti, al contrario dell'Italia, qua la dottoressa mi ha fatto fare tutto, dalla visita, al prelievo dei campioni, dalla colorazione degli stessi, all'analisi al microscopio, ad accompagnare i pazienti dall'infermiera per prelevare altri campioni. Sono proprio soddisfatta... e domani mi sa che faccio qualche foto!
Nel cuore dell'inverno in Svezia ci sono davvero poche ore di luce (nessuna sopra il circolo polare artico) e quindi capita di essere a passeggio per strada immersi nell'oscurità, poveri pedoni indifesi contro auto e soprattutto biciclette. Ma gli Svedesi cosa si sono inventati per evitare gli incidenti che possono coinvolgere soprattutto i più piccini? I reflexer! Piccoli catarifrangenti di diverse forme e colori che possono essere attaccati a giacche, borse, zaini... L'anno scorso venivano distribuiti gratuitamente anche dagli autisti degli autobus, per evitare di stirare i passeggeri smontati dal mezzo. Insomma, io mi ero innamorata di una forma in
particolare (un Dalahäst a strisce!) e ho già programmato di comprarla appena la ritrovo, ma nel frattempo... come potevo fare a meno di un reflexer tutto mio?!
Voglio mimetizzarmi anch'io tra gli Svedesi!
Allora oggi ne ho trovato uno davvero grazioso che ho appeso al mio zaino. La cosa bella è che con questi aggeggini ti possono vedere a trenta metri nella piena oscurità, anche con il solo faro di una bicicletta. Ora non dovrò più temere di essere investita: sono invincibile!
Settimana scorsa mentre andavo alla Kaknästornet, in autobus, mi sono accorta di non avere più al mio cellulare il pom-pon sofficioso che vi era attaccato. Ho costretto le ragazze portoghesi che erano con me a setacciare (inutilmente, perchè era affollatissimo) il pavimento del mezzo, ma alla fine mi sono dovuta rassegnare alla perdita quando sono infine scesa alla fermata
. Ero sicura di averlo fino a poco prima di salire sul bus perchè avevo da poco guardato le ore (il mio cronografo ha deciso di esalare l'ultimo respiro qualche settimana fa
). Non ho perso tempo e, al negozio della torre, ho comprato un sostituto molto turistico: una fila di dadini brillantinosi che formano la scritta Stockholm. Tuttavia oggi l'imprevedibile. Torno a casa affamata, apro la porta dell'ascensore a una ragazza che sale con me e... cosa vedo appoggiato sulla ringhierina interna? "What the hell is... oh my goodness, this happens to be mine!". Un coso informe e zuppo che riconosco essere il mio pom-pon!!! Ma da dove cappero saltava fuori? E perchè era zuppo, che oggi non ha nemmeno piovuto? Ho pensato alla lavanderia... Oppure era nascosto sotto la neve che oggi si è sciolta, essendo salita la temperatura? Incredibile, dopo una settimana qualcuno l'ha messo lì per me! Devo dire che dopo il mio trattamento a base di shampoo e phon è tornato in condizioni quasi dignitose, ma è un po' acciaccato. Sì, è vero: mi innamoro sempre delle scematine!!!
Se no non starei a phonare un pom-pon quando ho tanto altro da fare (tipo chiudere le tende così quel pirla che abita di fronte a me la smette di guardarmi)
.
Lo Stadsmuseum è uno dei musei ancora gratuiti di Stoccolma e questo è un motivo in più per visitarlo (tra l'altro se ci si va con la Stockholmskortet si riceve in omaggio un poster del valore di 50kr). E' situato in uno splendido palazzo del XVII secolo, il Södra Stadshuset, che fino all'inizio del 1900 era sede del municipio. All'interno, come in quasi tutti i musei stoccolmesi, c'è ristorante-bistrot, sala attività per bambini, guardaroba, negozio e qua c'è anche una ricca sala documentaria. Passeggiando tra i locali su e giù per i quattro piani del palazzo, si percorre la storia di Stoccolma e dintorni, dai ritrovamenti archeologici, passando per il medioevo, la peste, la rivoluzione industriale, fino ai giorni nostri con un occhio al design interno ed esterno degli edifici. Sono stata fortunata perchè in questo periodo ci sono anche tre mostre temporanee: una su Linneo (ricordo ancora che è il trecentesimo dalla nascita e che in Svezia è particolarmente celebrato), su quando faceva il medico a Stoccolma; un'altra sulla vita domestica a Stoccolma durante il XVIII secolo; e l'ultima è una mostra fotografica sulla città nel 1957, anno della costruzione dell'attuale T-Centralen, dell'apertura della T-Bana e di molti altri rinnovamenti. L'esperienza è multisensoriale: luci, suoni, odori sono tutti usati per dipingere meglio l'affresco delle varie epoche. Nemmeno a dirlo sono stata un quarto d'ora a informarmi e ad annusare tutte le spezie che venivano usate nel medioevo come rimedi contro diverse patologie; l'unica che non avevo mai sentito era la "polvere di mummia", qua ricreata con diverse spezie. Mi è piaciuto anche visitare la ricostruzione delle povere case di alcuni lavoratori del 1800, che vivevano cercando di rendere dignitosa l'indigenza. Si passa dalle taverne, alla scuola, alla fabbrica, all'uffico del registro... alla caccia alle streghe. E nelle sale della Stoccolma sei-settecentesca si scoprono modellini della città e dei palazzi, che fanno realizzare quanto fosse grazioso e maestoso al contempo il Tre Kronor Slottet (il precedente palazzo reale, andato a fuoco alla fine del 1600), soprattutto confrontato con l'attuale Kungliga Slottet, che è solo grosso e pesante allo sguardo. Oggi ho imparato tante cose su una città che mi piace tanto, pure la storia del suo patrono Sankt Erik e del popolare Sankt Göran (san Giorgio). La storia e l'iconografia di San Giorgio però, dalla metà del diciannovesimo secolo in Svezia, sono viste come un'allegoria della battaglia di Brunkeberg (1471) durante la quale Sten Sture, l'allora vicerè, [san Giorgio] sconfisse il re danese Cristiano I [Danimarca= il drago puzzone] difendendo così Stoccolma [la bella principessa]. Non ho fatto foto all'interno del museo perchè oggi non avevo voglia di fare la malandrina contravvenendo ai gentili inviti degli amici Svedesi
Sabato sono stata con i Global Friends alla torre di Kaknäs. Si va nella parte ovest di Östermalm, uno dei quartieri più popolosi e upper-class di Stoccolma, nel mezzo del Ladugårdsgärde (che vuol dire "giardino della stalla", nome curioso che richiama la storia e il nome primitivo dell'attuale "quartiere est"), uno dei tanti polmoni verdi di Stoccolma, e appena scesi dall'autobus 69 non ci si può sbagliare. La torre è una delle costruzioni più alte di Stoccolma, coi suoi 155m, ed è il centro operativo automatizzato delle
di salutare, purtroppo, la dolcissima Rushna (mia compagna di sventure durante il corso di svenska) che, finite le rotazioni cliniche al KI Solna, è tornata in Pakistan il giorno dopo. Appena rientrati dalla terrazza ho potuto provare ancora quella sensazione che da piccola mi affascinava e mi infastidiva al tempo stesso: quel dolore urente che prende le dita quando si torna in casa al caldo dopo essere stati fuori a fare a palle di neve fino ad avere i guanti zuppi. Fantastico.
Tornando verso l'autobus, al ritorno, il nostro cammino è stato incrociato da una renna in corsa. Stoccolma è troppo bella!!!
Siamo agli sgoccioli anche della rotazione di ortopedia e, accidenti alle tasche delle uniformi, non mi porto mai appresso la macchina fotografica. Oggi per esempio ero di uscita da un'operazione (durante la quale sono stata "abbeverata" tramite una cannuccia che mi entrava di lato alla mascherina con Hallonsaft [succo di lampone, tipico!] fresco, perchè ho avuto un calo glicemico mentre ero al tavolo operatorio. Poi il simpaticissimo chirurgo Thomas ha pure lui mollato il tavolo perchè gli è venuta una strana improvvisa sete
... e il gentilissimo infermiere Åxe, che ha anche disegnato un cuoricino sul mio bicchiere, ha "abbeverato" anche lui) non avevo molto da fare ed era troppo presto per pranzare, quindi sono andata a godermi lo spettacolo delle operazioni di artroplastica. Ci sono due sale dedicate, con anche cappe aspiranti sopra il tavolo operatorio per mantenere l'ambiente il più sterile possibile, separate da un corridoio a vetrate (ovviamente dotato di computer e ammenicoli vari, tipo i caschi usati durante le artroplastiche) dove ci si può sedere e guardare un po' di qua e un po' di là. Non ho fatto a tempo ad accomodarmi su uno sgabello che da una parte ho notato che c'era Anders-AustinPowers che stava suturando sotto lo sguardo amorevole di Ola-Ken.
Quando i due mi hanno visto, il primo si è agitato e ha dato anche un punto intra-osseo (anch'io ho notato che ad un certo punto stranamente faticava a far entrare l'ago e mi chiedevo che cappero stesse facendo... una mezza cagata, alla fine
); il secondo ha iniziato a salutarmi e a fare entusiasticamente il gesto del pollice levato con
entrambe le mani. Vedendo Anders in azione con casco spaziale e mani insanguinate ho pensato che sarei potuta correre a prendere la macchina fotografica, infilarmi in sala e fare qualche scatto per la slide finale di una presentazione che dovremo fare a breve. Ma poi ho rinunciato perchè pensavo che non avrei fatto in tempo. Alla fine, suturate fascia e sottocute e messe le clip metalliche alla cute, sono passati venticinque minuti... Decisamente avrei fatto in tempo.
L'inverno è finalmente arrivato anche qua con una bella nevicata seria. Erano già due venerdì che iniziava a nevicare nel cuore della notte ma poi al mattino il manto bianco si scioglieva al sole, ma da ieri stanno venendo giù dei bei fiocchetti. I miei amici che vengono da Paesi caldi sono tutti eccitati perchè c'è chi è stato sotto una nevicata solo un paio di volte in vita sua e quindi è un'esaltante novità. Al contrario gli Svedesi hanno già iniziato a lamentarsi dicendo che preferiscono il sole. Quando propongo loro di andare in Italia al posto mio, però, ridono.
In più ci stiamo addentrando sempre più nelle lunghe notti scandinave: inizia ad imbrunire verso le tre del pomeriggio e ora delle quattro viene già voglia di cenare. Beh, riguardo ai pasti ormai ho preso le abitudini del luogo: cena alle sei e snack leggero prima di andare a dormire... A proposito, mi devo nascondere il sacchetto ricolmo di schifezze che ho comprato al supermercato... ehm, anche quello fa parte delle tradizioni locali!