Il mio periodo Erasmus nella magica Stoccolma è finito da qualche giorno e io mi trovo già in Italia (ahimè!). Tuttavia vorrei completare il blog con qualche post che non sono riuscita a scrivere nelle ultime settimane, che sono state piene di impegni, di stanchezza e soprattutto di studio.
stata la scusa per assaggiare specilità natalizie svedesi come il glögg, quel profumatissimo vino caldo speziato al quale vanno aggiunte uva passa e mandorle intere. Abbiamo goduto dei Christmas carrols dei cori e io mi sono fatta un sacco di
risate a scoprire il passatempo natalizio degli Svedesi: danzare intorno all'albero di Natale! Ci sono tutta una serie di canzoncine e si presuppone che a ballare siano i bimbi; invece chi si diverte di più sono gli adulti!
siamo stati invitati a prendere le parti dell'Hammarby, che è una squadra di Stoccolma, che ha reso poi tutti felici vincendo il match. Io, in prima fila, mi sono lasciata prendere iniziando a tifare e unendomi ai cori della tifoseria bianco-verde
(con gran gioia del nostro insegnante Mikael, tifoso perso, che mi ha detto che avevo già capito come fare a passare l'esame finale del corso
). A fine partita siamo stati invitati da Cecilia (la
nostra chirurga addominale che supervisiona il corso) nella sua cantina a Gamla Stan, dove abbiamo bevuto vino e mangiato popcorn al burro fino a tardi.
Anders added to the presentation some visual effects which made me laugh even during the speech, and I enriched some important slides with pictures of catheters to frame the main statements.
The presentation ended with people applauding and laughing... and since Anders' and my gigantic faces and names were peering from the last slide, every doctor that was there now knows us. Indeed Gunnar, one of the colorectal surgeons, the day after was very happy to make me scrub in and assist him and Britt in a nice operation in which, at a certain moment and then till the end, I had to play the part of the second operator. Cool!
But this is another story, let's go back to the evening of the presentation.
they said after.
In queste due settimane durante le quali non ho scritto sono successe un sacco di cose, soprattutto in ambito ospedaliero, ma non solo.
. Mi domando se non glial'abbiano rifiutata direttamente al check-in. 
Tuttavia, di ragguardevole, è che se ora si sceglie di fare una passeggiata pomeridiana, ci si trova immersi nella notte
giò poco dopo le tre, quindi risulta una passeggiata serale.
Sono stata anche a vedere la pista di pattinaggio a Kungsträgården, prima di andare in chiesa. Ci sono delle specie di casette a cono dove cambiarsi le scarpe e mettersi i pattini, che carine! Per il resto la pista è piccolina e si continua a girare intorno a uno dei monumenti del parco. In chiesa sono stata raggiunta da Bixente che, alla fine, era così entusiasta che mi ha invitato fuori a cena. Dove mi ha portato? A Gamla Stan, in un ristorante... italiano! Nooo!!!
Oggi ho preso un freddo micidiale perchè mi sono attardata a chiacchierare all'aperto mentre è iniziato a scendere un misto di acqua e neve... ed ovviamente ero troppo impegnata nella conversazione per anche solo pensare di aprire l'ombrello.
Oggi niente attività nosocomiali per me: ho già la mente proiettata al week end di studio che mi aspetta (ma con qualche puntata obbligatoria in centro) e alla prossima settimana, che
inizio chirurgia colorettale... un nome, un programma. E programmo di divertirmi molto! Speriamo di ri-incontrare Björn, che l'ho visto di recente in ascensore e m'ha detto che mi aspetta... Ah, che cornice romantica quella del colon!
Almeno è terminata la settimana esterna, che mi stava indispettendo per via di certi personaggi presenti a
Sesam City. A proposito: ho fatto le foto! Qua ne posto solo un esempio, tanto per far capire l'atmosfera accogliente degli ambulatori svedesi, che sono tutti nello stesso stile. Da Sesam City mi porto via un bel ricordo, comunque: quello delle infermiere davvero gentili e simpatiche e del pane di Lucia, che è una specie di pagnotta dolce, variante delle più classiche Lussebulle, le briochine allo zafferano e uvette che si fanno per il giorno di Santa Lucia.
Oggi è stato il primo giorno della mia "settimana esterna" ed io sono stata accettata alla drop in clinic di Sesam City (Sex- och samlevnads-mottagningar= Sesam; centro per le malattie sessualmente trasmesse), nel centro di Stoccolma, in Sveavägen. E' il corrispondente dell'ambulatorio che frequento a Firenze solo che, nemmeno a dirlo, dieci volte meglio. L'ambiente è carinissimo, confortevole, luminoso ed accogliente. Le stanze sono ben arredate, fornite ed ordinate. Si fa un primo triage dei pazienti facendo solo compilare un modulo e poi questi vengono chiamati (il numerino magico si accende sul tabellone elettronico) a fare una veloce intervista con l'infermiera alla reception. Oggi sono stata con Ewa (infermiera ostetrica) una mezz'oretta a fare il triage e a farmi spiegare come vengono suddivisi i pazienti. La cosa buffa era che oltre la parete e la porta a vetri scorrevole, la gente stava lì a osservarci invece di accomodarsi nella comoda sala d'aspetto (acquario-effect)
. I pazienti vengono allora suddivisi in base ai sintomi dichiarati e vengono mandati chi dal
venereologo, chi dal ginecologo e chi da infermieri specializzati che possono prendersi cura di chi torna per un follow up o per qualcosa che non richiede una visita approfondita. Qua in Svezia gli infermieri sono molto preparati e spesso sostituiscono il medico, per esempio durante lo svolgimento di un'anestesia senza complicazioni. Sesam City ha circa un centinaio di pazienti al giorno e solo il 20% circa viene visitato da un medico. Manco a dirlo io sono nell'ambulatorio di venereologia e, nonostante i pazienti siano tutti maschi, nessuno mi ha cacciato fuori dalla stanza (come mi è già successo in Italia). Anzi, qualcuno mi ha fatto anche i complimenti per come non l'ho "maltrattato"
. Infatti, al contrario dell'Italia, qua la dottoressa mi ha fatto fare tutto, dalla visita, al prelievo dei campioni, dalla colorazione degli stessi, all'analisi al microscopio, ad accompagnare i pazienti dall'infermiera per prelevare altri campioni. Sono proprio soddisfatta... e domani mi sa che faccio qualche foto!
Nel cuore dell'inverno in Svezia ci sono davvero poche ore di luce (nessuna sopra il circolo polare artico) e quindi capita di essere a passeggio per strada immersi nell'oscurità, poveri pedoni indifesi contro auto e soprattutto biciclette. Ma gli Svedesi cosa si sono inventati per evitare gli incidenti che possono coinvolgere soprattutto i più piccini? I reflexer! Piccoli catarifrangenti di diverse forme e colori che possono essere attaccati a giacche, borse, zaini... L'anno scorso venivano distribuiti gratuitamente anche dagli autisti degli autobus, per evitare di stirare i passeggeri smontati dal mezzo. Insomma, io mi ero innamorata di una forma in
particolare (un Dalahäst a strisce!) e ho già programmato di comprarla appena la ritrovo, ma nel frattempo... come potevo fare a meno di un reflexer tutto mio?!
Voglio mimetizzarmi anch'io tra gli Svedesi!
Allora oggi ne ho trovato uno davvero grazioso che ho appeso al mio zaino. La cosa bella è che con questi aggeggini ti possono vedere a trenta metri nella piena oscurità, anche con il solo faro di una bicicletta. Ora non dovrò più temere di essere investita: sono invincibile!
Settimana scorsa mentre andavo alla Kaknästornet, in autobus, mi sono accorta di non avere più al mio cellulare il pom-pon sofficioso che vi era attaccato. Ho costretto le ragazze portoghesi che erano con me a setacciare (inutilmente, perchè era affollatissimo) il pavimento del mezzo, ma alla fine mi sono dovuta rassegnare alla perdita quando sono infine scesa alla fermata
. Ero sicura di averlo fino a poco prima di salire sul bus perchè avevo da poco guardato le ore (il mio cronografo ha deciso di esalare l'ultimo respiro qualche settimana fa
). Non ho perso tempo e, al negozio della torre, ho comprato un sostituto molto turistico: una fila di dadini brillantinosi che formano la scritta Stockholm. Tuttavia oggi l'imprevedibile. Torno a casa affamata, apro la porta dell'ascensore a una ragazza che sale con me e... cosa vedo appoggiato sulla ringhierina interna? "What the hell is... oh my goodness, this happens to be mine!". Un coso informe e zuppo che riconosco essere il mio pom-pon!!! Ma da dove cappero saltava fuori? E perchè era zuppo, che oggi non ha nemmeno piovuto? Ho pensato alla lavanderia... Oppure era nascosto sotto la neve che oggi si è sciolta, essendo salita la temperatura? Incredibile, dopo una settimana qualcuno l'ha messo lì per me! Devo dire che dopo il mio trattamento a base di shampoo e phon è tornato in condizioni quasi dignitose, ma è un po' acciaccato. Sì, è vero: mi innamoro sempre delle scematine!!!
Se no non starei a phonare un pom-pon quando ho tanto altro da fare (tipo chiudere le tende così quel pirla che abita di fronte a me la smette di guardarmi)
.